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lunedì 29 settembre 2014

Facci sentire che ascolti il fuori

Far sentire il fuori. Far sentire che ascolti il fuori. 
La pelle del danzatore è quella di tamburo. 
E' il corpo attraversato dalla vibrazione che raccoglie nelle ossa, nei muscoli e nelle cartilagini ricordi, immagini, altri suoni e li trasporta fuori, dove incontra altro e con altro si modifica, per tornare indietro a ricominciare il gioco, strato su strato. 
Se si fa spazio nelle cavità interne si può riflettere l'infinito. 

Sull'Istmo.
Seminario con Enrico Malatesta at spazio O'.
Settembre 2014.

domenica 10 marzo 2013

Tracce 4

La danza provvede a controbilanciare l'incessante ricerca di scopi pratici.

Rudolf Laban (1879-1958)

Tracce 3

La vibrazione si esprime in tre forme: 
nella voce nel cantare, nel suono nel suonare e nei movimenti nel danzare

                                          Hazrat Inayat Khan, mistico sufi (1882-1927)

Daria Mascotto 2011, teatro danza indiano.


In India la musica è chiamata Samghita (sam equivale al latino cum; gai/ga cantare) e racchiude in sé la musica vocale (ghita), quella strumentale (vadya) e la danza (nritya).

Nella Grecia antica musica, poesia e danza erano sfaccettature della stessa arte, Mousiké, l'arte delle Muse.

Tracce 2


La strada della tradizione non risiede nell'immobilità delle forme, 
ma nella 'qualità' della musica


Ustad Allaudin Khan (1862-1972)

Ustad Allaudin Khan (1862-1972), musicista della Gharaanaa Maihar. Fu maestro di Ravi Shankar e illustre rappresentante della musica Hindustana del XX secolo.

domenica 27 gennaio 2013

Celebriamo!

Respiro. 

Giù, su. 
Verticale, orizzontale.
Allargo. Svuoto.


Indago cavità di pienezza.

Vibro.
Risuono delle onde che risuonano.

Genero movimento dal movimento generato.
Immagini nutrono il movimento.
Nutro il movimento di immagini.

Respiro.
Vibro.
Mi espando. 

Incarno. 
Ramifico. 

Collego cielo e terra. Visibile e invisibile. Ideale e reale.

... Mi sento fiorire.

Saraswati danzante. Particolare del tempio di Hoysaleshwara, Halebeedu.
Foto di Daria Mascotto, agosto 2011.

mercoledì 9 gennaio 2013

Filosofia dell'insegnamento. Condividere il movimento danzato.

Se devi costruire una nave, non radunare uomini per raccogliere legna e distribuire compiti, ma insegna la nostalgia per il mare infinito. 
(Antione de Saint-Exupéry)

Utopia etica, estetica e sociale. 
Accompagnarsi con gentilezza e generosità, per esperire insieme il piacere della bellezza, della scoperta, dell'armonia, della creazione e della condivisione, per inseguirla poi. Nella vita tutta. 
Godere della tensione trasformatrice, della folle lucidità dell'equilibrista in bilico sulla contraddizione, sospeso sul conflitto onnipresente. 
Esercitare l'arte della presenza, dell'intenzione, dell'analisi critica e della rigenerazione.
Compiere insieme una ricerca che apra e congiunga mente e corpo.
Trasformare la pratica in conoscenza e la conoscenza in pratica (quotidiana).
Seminare il cambiamento sociale nella neve, nel vento, nelle città.
Vedersi, confrontarsi, contaminarsi.

martedì 11 dicembre 2012

Storia di un corpo, Daniel Pennac


"E' che proprio sul corpo l'uomo deve imparare tutto, assolutamente tutto: impariamo a camminare, a soffiarci il naso, a lavarci. Non sapremmo fare niente di tutto questo se qualcuno non ce l'avesse spiegato. All'inizio l'uomo non sa niente. Niente di niente. […] Le uniche cose che non ha bisogno di imparare sono respirare, vedere, sentire, mangiare, pisciare, cagare, addormentarsi e svegliarsi. Ma neanche. Sentiamo, ma dobbiamo imparare ad ascoltare, vediamo ma dobbiamo imparare a guardare. Mangiamo ma dobbiamo imparare a tagliare la carne. Caghiamo ma dobbiamo imparare a farla nel vasino. Pisciamo ma quando non ci pisciamo più sui piedi dobbiamo imparare a prendere la mira. Imparare vuol dire prima di tutto imparare a essere padroni del proprio corpo."

Daniel Pennac, Storia di un corpo, Feltrinelli, Milano 2012.
Illustrazione di copertina: Duccio Boscoli.


Un diario sul corpo. Sulle sensazioni, le scoperte e le trasformazioni. Dolce, semplice e geniale. Da leggere.

giovedì 8 novembre 2012

Sintassi

Fissando le sue equazioni
un uomo dichiarò che l'universo aveva avuto un inizio.
C'era stata un'esplosione, disse.
Un'esplosione primordiale e l'universo era nato.
E si sta espandendo, aggiunse.
Calcolò perfino la durata della sua esistenza:
dieci miliardi di rivoluzioni della Terra intorno al sole.
L'intero globo applaudì;
stabilirono che i suoi calcoli erano scienza.
Nessuno pensò che suggerendo l'idea dell'inizio dell'universo
quell'uomo aveva semplicemente rispecchiato la sintassi della sua lingua madre;
una sintassi che esige un inizio, come la nascita, e uno sviluppo, come la morte, in qualità di fatti.
L'universo è nato
e sta invecchiando, ci assicurò l'uomo, e morirà, così come muoiono tutte le cose,
come lui stesso morì dopo aver confermato a livello matematico
la sintassi della sua lingua madre.

L'altra sintassi

L'universo è davvero iniziato?
La teoria dell'esplosione primordiale è esatta?
Queste non sono domande, anche se possono apparire tali.
E' la sintassi che ha bisogno di un inizio, uno sviluppo e una fine come affermazioni del fatto che solo la sintassi esiste?
Questa è la vera domanda.
Ci sono altre sintassi.
Ce n'è una, per esempio, che richiede che vari livelli di intensità siano accettati come fatti.
In questa sintassi niente inizia e niente finisce;
di conseguenza, la nascita non è un evento chiaro e ben definito,
ma uno specifico tipo di intensità,
così come lo sono la maturità e la morte.
Esaminando le sue equazioni, un uomo di tale sintassi scopre
di aver calcolato una varietà sufficiente di livelli di intensità
per poter affermare con certezza
che l'universo non è mai iniziato
e non finirà mai,
ma è passato, sta passando e passerà
attraverso infinite fluttuazioni di intensità.
Quell'uomo potrebbe giungere alla conclusione che l'universo stesso
è il carro dell'intensità
e che ci si può salire a bordo
per viaggiare attraverso cambiamenti senza fine.
Egli trarrà tale conclusione, e molte altre,
senza magari rendersi conto
che sta semplicemente confermando
la sintassi della sua lingua madre.

Carlos Castaneda, Il lato attivo dell'infinito.

sabato 27 ottobre 2012

Tracce


Margaret H'Doubler (1889-1972), USA.
Biologa, pedagogista.

Margareth H'Doubler, una lezione del 1965

In una vera democrazia la possibilità di realizzare veramente se stessi - di ridere, creare, godere della bellezza, sentirsi in armonia con il ritmo dell'universo - dovrebbe essere un'opportunità concessa ad ogni individuo e in particolar modo ad ogni bambino, 1925



Kathrine Dunham (1909-2006), USA.
Danzatrice, coreografa, antropologa, scrittrice, attivista politica.

Kathrine Dunham

I danzatori, come tutti gli artisti, sono fatti per provare sensazioni e per farle sentire agli altri. I danzatori hanno il grande dono del movimento e della forma. Essi vivono in maniera olistica, con il corpo, la mente e lo spirito fusi in atti allo stesso tempo unici e continui. Non smettete di danzare.


Anna Halprin, (1920), USA.
Coreografa, danzatrice, insegnante, terapeuta.

Anna Halprin, fonda nel 1978 il Tamalpa Institute in California.
http://annahalprin.org

L'intero concetto del mio lavoro con i bambini è stato quello di aiutarli ad apprezzare la loro stessa vitalità. Volevo che guadagnassero un senso di fiducia in sé stessi cosicché non fossero preoccupati di ciò che era giusto o sbagliato. [...] Ciò è raggiungibile attraverso l'improvvisazione, poiché nell'improvvisazione tu non sei giusto o sbagliato, semplicemente sei.

Da momento che molti di noi sono oggi alla ricerca di una propria identità spirituale, possiamo, io credo ritornare a danzare per riscoprire un'antica tradizione che potrà porsi al servizio della cultura attuale. Il potere della danza e del corpo contiene risorse che possono dotarci di strumenti utili alla sopravvivenza del nostro pianeta. La nostra connessione alla terra e degli uni agli altri come forme della terra, è il necessario passo successivo. Io credo che questo rappresenti oggi una grandiosa possibilità per la danza. Attraverso la danza possiamo riscoprire un'identità spirituale che abbiamo perduto, e l'opera per rendere questa danza attuale, immediata e necessaria continua ad essere di importanza rilevante. Al momento è la natura, per me, ad essere l'insegnante più grande, la voce più chiara che guida la mia danza. Sentire e fare esperienza della terra mi aiuta a trovare la mia più profonda natura umana e sto dirigendo molta della mia danza verso questo teatro infinito e senza tempo, 2003

lunedì 25 giugno 2012

La regola del guerriero

"Il primo precetto della regola è che tutto quello che ci circonda è un mistero imperscrutabile.
Il secondo, che noi dobbiamo cercare di svelare i misteri, ma senza sperare di riuscirvi mai.
Il terzo, che un guerriero, conscio dei misteri imperscrutabili che lo circondano, e del proprio impegno a cercare di svelarli, prende il posto che gli è dovuto tra gli altri misteri e si considera uno di loro. Di conseguenza, per un guerriero, il mistero è dell'essere è senza fine, sia che si tratti di un ciottolo, di una formica o di se stesso. E' questa l'umiltà del guerriero. Si è uguali a tutto."

Carlos Castaneda, Il dono dell'Aquila

domenica 20 novembre 2011

You are an organic dream constantly evolving

Varkala, Kerala. Foto di Daria Mascotto, 2011.

L'india è disseminata di perle di saggezza, lasciate lì, fra la polvere e sotto la pioggia. Assopite, in attesa di far brillare lo sguardo a un passante, di ispirarlo, entusiasmarlo, meravigliarlo, rincuorarlo, divertirlo. Per coloro che non vedono, restano mute.
Stanno scritte sui muri, o incorniciate sul cruscotto dell'auto, sotto l'altarino domestico con la foto del guru, così come sui cartelloni pubblicitari per turisti affamati di relax e spiritualità.
In ogni caso, alcune mi hanno colpita, mi hanno fatto sorridere o pensare, e sono rimaste.


Solo chi può immaginare l'invisibile, può realizzare l'impossibile.



Fort Kochi, Kerala. Foto di Daria Mascotto, 2011.